L'Italia non è una colonia della Germania

L'Italia non è una colonia della Germania

Ancora una volta, la Germania cerca di dettare l'agenda, trattando il nostro Paese come una colonia a disposizione dei propri interessi politici interni. La decisione del governo tedesco di riaprire…

Ancora una volta, la Germania cerca di dettare l’agenda, trattando il nostro Paese come una colonia a disposizione dei propri interessi politici interni. La decisione del governo tedesco di riaprire unilateralmente il fronte delle espulsioni dei migranti “dublinati” rappresenta un atto di inaccettabile arroganza istituzionale.

È ora di dire basta a questa logica padronale. L’Italia non può e non deve tollerare di essere considerata un territorio di serie B, un subappaltatore a cui imporre decisioni calate dall’alto, utili a ripulire le coscienze e i contesti elettorali altrui.

La sponda tedesca e i doppi standard

Mentre la Germania decide di irrigidire la linea e di procedere con i respingimenti — colpendo chi cerca rifugio dopo essere transitato altrove — dimentica colpevolmente le proprie responsabilità e il ruolo giocato dalle sue stesse organizzazioni. È intollerabile che da un lato si pretenda il rispetto cieco e unilaterale dei regolamenti europei quando fa comodo a Berlino, mentre dall’altro si continuino a ignorare le istanze e la dignità dei confini italiani.

Le pretese tedesche calpestano ogni principio di leale collaborazione europea, trasformando il concetto di solidarietà comunitaria in una farsa in cui l’Italia viene lasciata sola nel momento dell’arrivo, per poi essere usata come comoda discarica umana quando i migranti si spostano verso il Nord Europa.

Un servilismo che va rispedito al mittente

Accettare supinamente questi diktat significherebbe abdicare alla sovranità nazionale e confermare l’immagine di un’Italia sottomessa agli ordini impartiti oltralpe. Il nostro Paese ha già dato fin troppo in termini di accoglienza e di gestione solitaria delle frontiere esterne dell’Unione.

La misura è colma. La politica estera e i confini della Repubblica non possono essere ostaggio delle manovre e delle pressioni di Berlino. È tempo di far valere con fermezza il principio che l’Italia non è subordinata a nessuno e che la dignità di una grande nazione non si svende sull’altare della burocrazia europea.

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